In questi mesi Trentino Wine Blog ha affrontato spesso il tema della cooperazione vitivinicola trentina. Sottolineandone criticità, debolezze e contraddizioni. Ma limitandosi a restare in un ambito strettamente tecnico: vino, mercato del vino e poco altro. Tuttavia, il problema della cooperazione vitivinicola trentina, che ormai ha assunto dimensioni industrialistiche e multinazionaliste, non finisce qui. Fra dicembre 2011 e gennaio 2012, la rivista QT-Questotrentino ha fatto un lavoro giornalistico di approfondimento da manuale. Affrontando di petto la vicenda ormai al limite della sostenibilità di Cantina La Vis. Una storia di indebitamenti, di frequentazioni fin troppo confidenziali con la politica e di perdita di valore dell’azienda fatta pagare ai soci e al mondo contadino. Una storiaccia su cui il mondo dell’informazione e la politica in questi anni hanno fatto calare la coltre spessa e impenetrabile del silenzio L’inchiesta di QT è servizio al Trentino e alla cooperazione. Ma soprattutto una grande lezione di giornalismo di inchiesta come dalle nostre parti non si ricordava da molti anni. Leggere qui la versione on line del numero di dicembre. E scaricare qui in formato Pdf l’estratto dell’inchiesta pubblicata sul numero di gennaio. E magari dopo averlo letto, andate in edicola ad acquistane una copia!

È lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo Calvino. Cosimo Piovasco, passa tutta la sua vita su un albero per ribellione contro il padre. Da lì, però, guadagna la giusta distanza per osservare e capire la vita e il mondo che scorrono sotto di lui.
Articolo molto interessante, mi domando… al di là dei Soci… che si fanno infinocchiare continuamente…. ccome mai non interviene la magistratura…. leggendo l'articolo…. è quella l'idea che mi son fatto …. quando c'è : – un commissario e un vice commissario nominati dalla Provincia, un revisore delegato dalla Federazione, un servizio vigilanza della Provincia i quali insieme , naturalmente, con tutti i responsabili delle società controllate amministratori e Collegi Sindacali,…………………….. pagando i conferimenti a prezzi stracciati che non bastano a coprire le spese .
Si non saprei cosa altro pensare, e, considerato che tutti sono consapevoli di quello che hanno fatto, essendo stati informati, devo ritenere che …….
Mi dispiace Francesco ma ho dovuto SEGARE il tuo commento: non abbiamo voglia di farci querelare ne di farci fare richieste milionarie di risarcimento danni. Quindi ho tagliato tutto quello che mi sembrava…. potesse essere pericoloso…
potresti riformulare magari il tuo commento cercando di mantenere la sostanza ma usando un tono e parole diverse…davvero …. già qui è difficile stare in piedi…. e se non stiamo attenti rischiamo di farci segare noi…
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ci stiamo intortando. avviniamoci.
Senti Probo ma sai che io proprio faccio una gran fatica a seguirti, sembri una settimana enigmistica: che cosa significa "ci stiamo intortando?"
baci
C&S
Te lo dico io, C&S, anche se Probo non ha certo bisogno di un traduttore. La mia querelle con Giuliano che è di "fede cooperativa" non porta, sic stantibus rebus, da nessuna parte. E' sempre così quando si parla di fede. Non per nulla cozza con la ragione. Ed allora i fideisti vanno capiti e rispettati per il loro credo proprio perchè gli altri, coloro cioè che si basano solo sulla ragione, hanno solo quella da utilizzare. Ecco, allora è proprio meglio "avvinarsi". Magari parlando di mercato del vino trentino (per lo spumante vedo che CpR ha riaperto il dibattito). Mi è venuta un'idea e ve la dirò.
Caro Giuliano, il sacrosanto detto di Churchill esteso alla cooperazione mi pare tirato per i capelli. La cooperazione trentina è un fantastico patrimonio culturale di questo territorio, soprattutto per la democrazia diffusa, per il lavoro operoso di migliaia di famiglie che trovano così un reddito anche rispettabile. Pensiamo solo ai servizi, ma la lista è lunga e su questo non si può scherzare. Però ci sono situazioni che vanno affrontate radicalmente altrimenti si cade nella rassegnazione di doversi tenere amministratori che hanno usato questo modello facendo finta di perseguire l'interesse comune. Problema delicato che ci porta dritti a don Guetti che in questi anni si sarà più volte rigirato nella tomba. Così almeno continuo a pensarla anche dopo che, orsono diversi decenni, mi fu detto che cooperatori si nasce, non si diventa! Pretendevo anche allora di anteporre altri valori al perseguimento del reddito a tutti i costi. Un'utopia? No, sto con Edoardo Galeano che diceva: " L'utopia sta all'orizzonte, mi avvicino di due passi, lei si allontana di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungo mai. Quindi, a che serve l'utopia? Serve a questo: a camminare". Non a riconfermarsi.
Premesso che io considero la Cooperazione tutto tranne che come dici tu “un fantastico patrimonio culturale” la Cooperazione è cooperazione.
E ti dirò di più la Cooperazione se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Anche con i suoi difetti.
Forse la debolezza della Cooperazione consiste quando ai soci manca il coraggio di parlare o parlano solo al bar e all'assemblea diventano muti perché evidentemente conviene loro così.
Le conseguenze però saranno loro. I fatti lo stanno a dimostrare.
Poi, penso che colui che ti ha detto che cooperatori si nasce aveva ragione in quanto socio lo puoi diventare facilmente facendo domanda alla cooperativa e se accolto pagando la quota sociale, cooperatore lo sarai se la tua missione di socio sarà coerente con i fatti. E questo è un sentimento come la generosità, o ce l'hai dentro dalla nascita o non ce l'avrai mai. Purtroppo ci sono molti soci di cooperative che muoiono soci senza esser stati mai cooperatori un solo istante della loro vita perché hanno preferito perseguire sempre il loro interesse.
Premesso che per quanto graffiante, questo blog non credo proprio voglia massacrare nessuno, mi pare che sul tema ci siano grosso modo due opinioni contrapposte. Da un lato chi denuncia l'inazione (quasi sempre), il malaffare (talvolta) e l'autoreferenzialità (sempre), dall'altro chi è seriamente preoccupato del male che così facendo si arreca all'immagine della vitivinicoltura trentina e di conseguenza al reddito dei viticoltori. Quest'ultima categoria è guidata dai vertici politico-amministrativi che ascoltano solo gli accoliti, pronti a ripianare ed elargire. All'incontro Udias citato da Giuliano se ne è avuta riprova. Orbene, con tutto il rispetto per Mario, credo che lui stesso debba convenire che il settore è ammalato da anni o almeno drogato. Curarlo per mano di chi lo ha infettato, mi sembra demenziale. Come idiota è ghettizzare chi si azzarda – con argomenti seri in mano – a denunciare inazione, malaffare ed autoreferenzialità. Perchè non discutiamo di queste cose? Senza seggiole da difendere.
Massarello e Giuliano, visto che entrambi ne accennate ma senza approfondire: cosa è accaduto all'assemblea dell'Udias di sabato? Ce lo potete raccontare, qui o in un post, visto che non tutti, come voi credo, sono stati o sono allievi di san michele?
CpR
Caro Massarello e cara Lucia cosa posso dirvi?
Parafrasando Wiston Churchill il quale diceva che la democrazia è il sistema peggiore a parte tutti gli altri io direi che anche la Cooperazione è il sistema peggiore per garantire democrazia e reddito agli agricoltori tranne tutti gli altri.
Per quanto riguarda l'assemblea dell'Udias devo dire che è stata una bella occasione per rivedere vecchi amici, poi ho notato nel presidente tanta tanta voglia di fare, tante cose fatte, e un bel programma per il futuro e questo sicuramente fa ben sperare per il futuro dell'associazione, certo servirà la collaborazione di tutti gli associati.
Voi mi fatte incazzare, ma quanti ti voi con il vino e l'uva ci vivono? Per voi è tutto un gioco e giocate al massacro. Pensateci bene prima di scrivere, perché state facendo del gran male alle migliaia di persone che vivono di questa economia non come voi che ci giocate soltanto.
mario z.
Sto con Franco e con Anonimo. A Giuliano che si chiede: "quante navi ha la Costa che navigano bene? Quante cantine infatti marciano spedite sostenendo migliaia e migliaia di famiglie" mi permetto di far osservare che fino ad una settimana fa anche la Concordia navigava bene… come pareva navigassero bene La Vis, Nomi, Avio e qualche altra. Ognuna per un suo motivo è incocciata negli scogli. Altre li hanno evitati per un pelo, ma le rotte, il sistema cioè, non è cambiato. Si stanno tappando le falle, ma un progetto globale di riordino della vitivinicoltura per il post Pinot grigio, non si vede all'orizzonte. Come fanno le migliaia di famiglie a dormire tranquille con i comandanti che ci ritroviamo? Dimmelo tu.
Signori siamo in un momento di massima crisi, dove il vino non è un bene di prima necessità, pertanto io direi che già non scoppiare è un miracolo, è un ottimo risultato credetemi! Poi possiamo confrontare le nave con qualsiasi cosa…
Già che ci sono, mi permetto di chiedervi: "c'era qualcuno di voi sabato all'assemblea dell'UDIAS? Che impressioni avete avuto?"
Saluti.
MA SCUSAMI, GIULIANO MA CHE GUSTO CI TROVI A TENERE GLI OCCHI CHIUSI? NON TI SEMBRA CHE SIA MEGLIO GUARDARE IN FACCIA LA REALTA' PER PROVARE A NON SUBIRE LA SITUAZIONE MA A GESTIRLA?
a me la COsta Concordia così messa su un fianco, sembra una Cantina in enorme difficoltà ,causa principale di quel che accaduto la pochezza dei comandanti…..
Sarà come dici tu Anonimo, ma continuando a parafrasare, quante navi ha la Costa che navigano bene? Quante cantine infatti marciano spedite sostenendo migliaia e migliaia di famiglie.
Ho letto l'articolo sulla Lavis di QT di Gennaio. E' incredibile che nessuno dica nulla! Sono convinto che i nostri politici dovrebbero dire qualcosa. Ma anche i giornali locali si dovrebbero vergognare sembrano servili nei confronti del potere.
La faccenda è veramente scandalosa. Chi ha abagliato comanda ancora e il commissario … è diventato lìamministratore delegato??? Lo diventerà???