Questa immagine è stata pubblicata un paio di giorni fa sulla pagina FB dell’Istituto TRENTO DOC.
Il messaggio che vuole trasmettere è abbastanza chiaro: il metodo classico di TRENTO si può abbinare a tutto pasto e con tutti i pasti, dai dolci alla carne, dal pesce alla pasta.
Niente di nuovo: questa è la strategia di marketing adottata da qualche anno dagli spumantisti di ogni ordine e grado con l’obiettivo di di destagionalizzare le vendite. Giusto, e comprensibile, quindi che anche dai produttori di TRENTO arrivi un messaggio di questo tenore.
Eppure più la guardo, questa immagine che pure graficamente risulta molto gradevole, e più la trovo sbagliata. Magari sbaglio io, eh. E anche questo è da mettere nel conto.
Questo caotico labirinto di fili, che non sono quelli di arianna, mi sembra crei solo un senso di confusione. E trasmetta un senso di complicazione e di aritificiosità, che va nella direzione opposta al messaggio, che, forse, si vorrebbe dare: metodo classico sempre e per tutti. O forse non è questo il messaggio che si vuole dare: mc sempre, ma non per tutti.
Quest’immagine mi da l’idea si voglia dire che il TRENTO mc è un affare complicato; che le vie per capirlo, per abbinarlo, per degustarlo sono complesse, articolare e labirintiche. Enigmistiche, quasi.
Vi percepisco, il riflesso condizionato di quella visione esclusivista e un tantino snob, che ha sempre accompagnato la comunicazione del nostro mc: eccellenza per pochi eletti; quasi oggetto esoterico destinato a riti sacerdotali.
Il contrario della semplicità, che invece è adatta e comprensibile a tutti.
Forse non è così. Forse è solo una mia mena domenicale.
Forse.
O Forse no.

È lo pseudonimo collettivo con cui fin dall’inizio sono stati firmati la maggior parte dei post più trucidi e succulenti di Territoriocheresiste. Il nome è un omaggio al protagonista del Barone rampante, il grande capolavoro di Italo Calvino. Cosimo Piovasco, passa tutta la sua vita su un albero per ribellione contro il padre. Da lì, però, guadagna la giusta distanza per osservare e capire la vita e il mondo che scorrono sotto di lui.
Ok Franco, dei dolci non c'è traccia, ma le inquietudini di Cosimo restano tutte. Se avessero almeno aggiunto un pò di pelage ai bicchieri, l'ansia si stemperava in festa…Ti pare?
dai Cosimo, un segno grafico che rimandi ai dolci non si vede. Sei più critico con i trentodocchisti di me… 🙂
in questo labirinto curvilineo…devo essermi perduto….nei dolci…..pardon…
Trovo molto discutibile la strategia del colore.. anche negli annunci sulla pagina FB.. Un colore che vorrebbe essere una fusione tra tortora, oro, e champagne.. Lascio agli esoterici il significato nascosto delle 3 tonalità sopra accennate.. Di sicuro il colore non ha personalità, come del resto la Comunicazione.. Sembra una pagina sbiadita di Selezione del Reader's Digest tra un articolo su Frank Sinatra e la rivolta di Budapest del 1956…