A “Identità Golose”, alle 10:30 del mattino, è appena cominciata la prima giornata di questo congresso internazionale degli chef. C’è ampio spazio dedicato al vino, ma a questo arriveremo tra un po’.
Entrando, si vedono gli ingredienti tipici della fiera di settore.
Ci sono abbattitori domestici e macchine in grado di creare una marmellata di fragole sottovuoto nel giro di 15 minuti (buonissima, l’ho provata). Dicono i produttori che in questo modo si rinuncia alla poesia ma si conservano tutti (o quasi) gli elementi nutritivi della frutta.
Ci sono anche cose meno esoteriche: lavastoviglie, attrezzi da cucina.
Ci sono gli stand dedicati ai prodotti tipici, al culatello di Parma, c’è un enorme provolone usato come ariete contro un gong di cartone, uno stand con erbe aromatiche di ogni genere.
In sala stampa, c’è un enorme schermo che riproduce quanto sta avvenendo nella sala principale dei congressi, dove c’è Davide Scabin che ci invita a (testuali parole) “scoreggiare per salvare il pianeta”. Siccome una mucca emette 240 litri di metano ogni giorno, questo è il ragionamento, bisogna mangiar carne al massimo una, due volte la settimana; ma per evitare di mangiar carne bisogna mangiar legumi: e l’effetto è quello. Evidentemente il bilancio finale è favorevole, nonostante il maggiore apporto umano. Favorevole per il pianeta, si intende.
Mi guardo attorno. Siamo solo io e una elegante signora vestita in giallo, dalla figura slanciata, che digita su di un portatile. Non sembra avere nessuna intenzione di seguire il consiglio dello chef, grazie a Dio.
Mi reimmergo nella folla e mi imbatto in una faccia nota. Dopo un momento mi rendo conto: è Simone Salvini, lo chef sbertucciato da Crozza nei panni dello chef Germidi Soia (del ristorante Satùt-de-Carton). Qui collabora con Alce Nero.
Verso le 12, lo spazio comincia a riempirsi. I visitatori cominciano anche a dimostrarsi interessati al cibo.
Allo stand della Selecta (http://www.selectaspa.it/) c’è molta gente. Distribuiscono piattini con le loro primizie, come le chiamano loro: salumi, formaggi, dolci. Assaggio un curioso formaggio al caffè e chiedo notizie. Non c’è nulla di stampato e gli agenti sono tutti impegnati. Non c’è neanche un QR code vicino ai prodotti, da inquadrare per poter avere informazioni tramite lo smartphone. Pazienza.
A fare una focaccia con le farine Petra c’è Massimo Giovannini che ne propone una condita con pasta di ceci (ammollati, cotti 12 ore e poi frullati), baccalà islandese, broccoli, cipolle di Tropea passate in forno marinate 10 ore nel vino rosso, un pizzico di olive taggiasche essiccate e ridotte in polvere a coltello. Quasi quasi questa sera la rifaccio a casa. Ah no, che scemo, non ho i broccoli.
C’è abbastanza coda allo stand della pasta Felicetti. Ne vale la pena, la pasta è buona (monograno Senatore Cappelli). Viene servita con un pesto, delle patate e non ricordo che altro: ero troppo affamato.
E ora passiamo al vino…
[ continua – 7 marzo 2016 ]

Erano mesi che venivo descritto da un Lorem Ipsum e non mi decidevo mai a cambiarlo. Un po’ per pigrizia, ma anche perché mi piaceva che a descrivermi fosse un nonsense poetico, che parlava di un luogo remoto, lontano dalle terre di Vocalia e Consonantia … oggi però sento che è venuto il momento.
Lombardo di nascita e residenza, trentino di origine e di cuore, qualche affetto mi lega anche al Piemonte. Di mestiere faccio altro, il consulente di ICT Management; fino a non molto tempo fa il vino lo ho frequentato solo dall’orlo del bicchiere.
Conosco Cosimo Piovasco di Rondò da quando eravamo bambini; un giorno ho cominciato a scrivere su Trentinowine, per gioco, su suo suggerimento, e per gioco continuo a farlo. Seguo il corso di sommelier della FISAR Milano, divertendomi un sacco.
Più cose conosco sul vino, meno mi illudo di essere un professionista o un esperto. Qualcuno, ogni tanto, dice di leggermi e di apprezzare questo mio tono distaccato; io mi stupisco sempre, sia del fatto che mi leggano, sia che apprezzino. E ne vado fierissimo.
Cosimo hai fatto un gran bell acquisto con ferroni: scrive benissimo e mi fa divertire e poi mostra di essere molto competente. Non lasciartelo scappare.
Canaglia mi fai arrossire …
ma no, no, dico proprio sul serio: mi piace come scrivi e quello che scrivi. Hai portato un po' di aria fresca in questo blog un po ingrigito dalle polemiche di Cosimo & Compagnia..
Mi associo alle parole dell'amico Canaglia!
Ma c'è proprio ovunque sta Felicetti. Mi sa che fanno più loro per l'immagine del Trentino che non trentino marketing e trentodoc messi insieme… . Ringraziamoli di esistere
La famiglia Felicetti è davvero un patrimonio prezioso del Trentino. Con umiltà e con ostinazione portano in giro per il mondo le nostre tradizioni e i nostri saperi e sapori. Peccato che su questo blog in passato qualcuno li abbia criticati e presi in giro. Ma vedo che ora sono stati rivalutati anche da voi. Bravi.
Scusa Rossana, ma dissento da questa interpretazione. Il blog ha criticato molto e tante persone, ma non se la è mai presa con Felicetti. Quando ne abbiamo scritto, lo abbiamo fatto per sottolineare che è difficile attribuire un compito di rappresentanza territoriale ad un'azienda che pur essendo in Trentino, usa materie prime da agricolture di altre regioni. Poi certo c'è l'acqua buona del trentino, l'aria buona del trentino, ma insomma … . Per tutto il resto tanto di cappello a questo pastificio che primeggia nel mondo per la qualità della sua produzione.
mi aggiungo a zorro….. ora do il mio contributo alla salvezza del pianeta….. prooooooooottttttt
La ricetta di Giovannini c'è? Te la sei segnata?
No. Ma sto partendo per l'Islanda a cercare il baccalà.
Fai scorta anche me mi raccomando, che poi la proviamo questa ricetta.
C'ero anch'io ieri: in effetti è andata proprio così. Credo che ci siano degli eccessi, dei veri e propri eccessi, in questo genere di manifestazioni. O no?
Troverai qualche eccesso anche nella seconda parte, se è per quello…
Grazie per risposta, Stefano.
Fra Gong, scoregge, signore in giallo e emuli di Crozza, ti se proprio divertito… ma hai anche trovato il tempo di mangiare e di assaggiare o no?
PROTTTT …sto salvando il pianeta…scusate
Complimenti per la prosa scanzonata finalmente qualcuno che queste cose le prende con la giusta spensieratezza. Che non se ne può piu di leggere gente che si prende sul serio anche quando mangia un ravanello.
Oddio mi sto rotolando dalle risate da mezz.ora…per la storia delle scoreggie..me la sono proprio vista li davanti la signora in giallo, certo che questi chef non sanno proprio più come fare per farsi notare.
Mitico il gong a forma di provolone nella foto 🙂