Testo Unico sul vino: tutele crescenti per il Soave
Con l’entrata in vigore della normativa il Soave, in qualità di primo paesaggio rurale di interesse storico d’Italia, potrà rientrare nelle misure effettive di tutela e salvaguardia poste in essere dello Stato.
Comunicato Stampa n°2 /2017 del Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto di Soave
Il Soave, in qualità di primo paesaggio rurale di interesse storico d’Italia, godrà di tutela e di attenzione da parte dello Stato grazie all’articolo 7 del Testo Unico sul vino in base al quale: “lo Stato promuove interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, di seguito denominati «vigneti eroici o storici».
La normativa, recentemente approvata, oltre a riassumere in soli 90 articoli tutte le leggi che regolavano il settore vitivinicolo, diventa in pratica lo strumento legislativo a cui fare riferimento in vista di effettive e reali azioni di tutela, valorizzazione e salvaguardia da parte dei soggetti che ne soddisfino i requisiti.
La doc veronese, con la dicitura “Le Colline vitate del Soave”, è la prima denominazione italiana ad ottenere il riconoscimento di “Paesaggio rurale di interesse storico” entrando a far parte del “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali” istituito dal Ministero delle politiche agricole e forestali con decreto ministeriale n.17070 del 19 novembre 2012.
Grazie all’articolo 7 del testo Unico l’importanza di questo riconoscimento nel Soave non resta solo su carta ma diventa effettiva dal momento che esistono i requisiti per rientrare in specifiche azioni di tutela e salvaguardia poste in essere dallo Stato.
«Tra le più significative novità – sottolinea Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave – va rilevato il valore attribuito al concetto di vitigno tipico autoctono (art 6) e l’enunciato dell’articolo 7 che pone le basi per azioni concrete nel nostro comprensorio produttivo. In questi contesti eroici sono nate le prime zone vitivinicole venete e italiane e oggi queste aree hanno un maggiore bisogno di tutela a fronte della crescente concorrenza nei mercati. Si tratta di una novità assoluta foriera di nuovi scenari nel sistema vitivinicolo nazionale che, anche a causa di una inefficace attuazione delle norme legate alla distribuzione delle nuove autorizzazioni all’impianto, vede l’espansione dei vigenti sempre più verso la pianura».
Ruolo di primo piano in questa nuova partita viene dato ai consorzi di tutela. I consorzi avranno infatti competenze rafforzate in materia di tutela, di valorizzazione ma soprattutto di gestione delle denominazioni. «Molto – conclude Stocchetti – dipenderà dalla formulazione dei tanti decreti attuativi che dovranno essere approvati. Sia la protezione delle denominazioni a livello Europeo (art. 32) sia la norma più snella per le rivendicazioni o le modifiche delle DOC (art. 38) sia il ruolo del consorzio nella gestione della denominazione (art. 39), unitamente alla determinazione dell’obbligo di contribuire alle azioni consortili per tutti gli utilizzatori della denominazione (art. 81), confermano tuttavia la centralità dei consorzi nel sistema vitivinicolo italiano fatto di territori, di piccoli produttori e di vitigni unici».

Giornalista e blogger con uno sguardo curioso, e a volte provocatorio, verso la politiche agricole; appassionato di vino, animatore di degustazioni fra amici e di iniziative a sfondo enologico, è tra i fondatori di Skywine – Quaderni di Viticultura e di Trentino Wine. Territorialista, autoctonista e anche un po’ comunista. Insomma contiene moltitudini e non se ne dispiace!
Davvero bravo lo Stocchetti mentre noi con l'"autoctonomia", con una certa diffusa ignoranza ben nascosta ma degna delle nostre cronache locali, con il perenne desiderio dei pocheti subito, non ci meniamo neppure il torrone ma al massimo carne salada con pochi fasoi o due frittelle di mele.
Da noi le tutele ormai ce le facciamo in casa, raccontandocele e smenandocele non poco.
A cosa servono gli Enti sugli Enti, i nostri laureati indigeni rimasti incollati al territorio perché non hanno fatto Erasmus o qualcos'altro ?
Pare non conoscano nessuna lingua commerciale europea e leggendo i famosi "comunicati stampa" a malapena sembrano parlare quella italiana con tanto di nebbie e nuvole informative.
L'Alto Adige, abbastanza simile a noi, se la cava non male.
Per questo in Trentino abbiamo ancora nostalgia di Franz Joseph e dei suoi splendidi tecnici che in fondo fecero S. Michele e le carte ampelononsoche della nostra millenaria sopita vallata (C.Battisti, ci provò pure lui prima di passare a fare l'Eroe italiano..).
Caro Tiziano gli eroi, la cultura, ecc, non sono state mai da noi al passo dei tempi. Quasi come il Simonino, santo martire, inventato per buttare fuori gli Ebrei da Trento sull'onda del nascente mittleuropeo pangermanista.
Siamo sempre una mediocre carta carbone di qualcosa ma non sappiamo mai bene cosa copiare o con cui identificarci.
Mi sa che ora i buttati fuori siamo noi, un po' dappertutto, non in una Roggia che ma nel Vino, nella Economia, nell'Industria, a piazza Dante, S.Maria Maggiore e in tutte le piccole, grandi cose che esistono anche nella nostra Vallagarina
Buon Anno Tiziano e a tutti i friends !!
Questa è una delle rare volte in cui mi sento di condividere il tuo pensiero in toto Giuliano.
Buon anno anche a te!
Nella vita non bisogna baciarsi, non bisogna essere dello stesso partito, non c'è bisogno di brutte parole – oggi di moda per i poverelli senza un dizionario … – bisogna solo essere dei professionisti "per bene" e stimarsi. Quasi sempre. E questo alle volte basta per costruire qualcosa di nuovo o di già fatto, ma dimenticato, che serva a tutti, anche a noi stessi. I have a dream ancora per il Vino Trentino e un giorno te lo dirò, te lo programmerò se vuoi – per farti una volta di più incazz…aVOLARE.
Mi è venuto in mente per la bellissima occasione da te organizzata con i Milanesi. In fondo sognare e programmare costa poco, basta crederci insieme ad altri che programmino, sognando in piedi, onestamente come te e me. E come tanti altri che ancora "vorrebbero" muoversi nella nostra lunga ma corta Valle dell'Adige. E non solo a colpi di vigne, bottiglie ed etichette da mille e una …botte.
A presto, vecchio amico Tano ! Ciao